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La civiltà Maya tra misteri e profezie

Scritto il -   - startbyzero

Quella Maya era considerata la più importante cultura amerindiana. I suoi aspetti distintivi erano le conoscenze astronomiche, matematiche, l’uso dello zero e l’urbanistica, coniugate all’uso di un precisissimo calendario e ad un sistema di scrittura dapprima ideografico tradotto solo parzialmente e poi a un sistema punto e linea. Geograficamente il popolo maya occupava la zone del Messico orientale, la penisola dello Yucatan, il Belize, zone del Guatemala, dell’Honduras e del Salvador.

Quest’area è molto particolare dal punto di vista climatico e topografico, in quanto va da fitte foreste pluviali ad aree di pianura, eppure questo popolo riuscì a creare un grande impero con enormi città-stato. L’area geografica dei Maya comprende numerosi siti nei quali possiamo ammirare a tutt’oggi i resti ineffabili di questa popolazione che, come le altre popolazioni precolombiane, aveva un’arte nel costruire che lascia perplessi per la straordinaria precisione. Gli storici tendono a dividere la storia dei Maya in:

Tra le città Maya più importanti ricordiamo, nella penisola dello Yucatan, Chichén Itza che era molto probabilmente un tempio (con una fonte) dedicato a Kukulcan (o Kukumatz), ovvero “il Serpente piumato”, colui che gli Aztechi chiamavano Quetzalcoatl. Il Serpente piumato non è proprio un dio, come si sostiene; era, secondo le popolazioni precolombiane, il portatore della civiltà, un uomo saggio con una lunga barba bianca che da Aztlan (“terra degli aironi”), isola da cui secondo una leggenda provenivano gli Aztechi, portò la cultura e la civiltà in America Centrale.

Calendario Maya

In Messico ricordiamo Palenque, nota per la sua arte e le sue sculture che hanno affinità con quelle egizie. Si sostiene, infatti, che possa esserci stata una relazione tra la civiltà americana e quella egizia o, addirittura, come sostiene Peter Tompkins, che le piramidi di queste due culture siano state costruite dalla medesima civiltà. Ultimamente risultano presenze anche in Australia.

Il Calendario

Uno degli elementi culturali maggiormente rappresentativi della civiltà Maya è il calendario. Invero esistono teorie divergenti a riguardo: alcune fonti parlano di due calendari: lo “tzolkin”, vale a dire il calendario sacro, e lo “haab”, cioè il calendario civile. Altre fonti, di contro, menzionano anche un terzo calendario, il “tun”, volto ai calcoli lunghi. Il “tun” sembra che venga inserito nel calendario civile, cioè che sia un sinonimo per definire il calendario civile: l’uso di calcoli lunghi, infatti, si può fare solo con un calendario lungo che è appunto quello civile.

Lo “tzolkin” sembra invece un calendario di carattere divinatorio e rituale, diviso in tredici mesi di venti giorni l’uno per un totale di duecentosessanta giorni. In questo calendario c’è il concetto di giorno (kin) ed esistono due tipi di grandezze superiori al giorno ma non paragonabili né alla nostra settimana né al nostro mese. Esiste comunque un nome per definire il mese nel calendario tzolkin: “uinik”. I Maya avevano un certo atteggiamento nei confronti dei giorni e delle cifre: li vedevano sotto un aspetto divino. C’erano giorni considerati fausti ed altri considerati infausti. Di riflesso alcune decisioni pregnanti venivano prese esclusivamente in determinati giorni.

Il secondo calendario, lo “haab”, era invece di trecentosessanta giorni più cinque e corrispondeva all’anno solare. I Maya erano a conoscenza del fatto che l’anno solare fosse di 365,242 giorni e decisero di correggere questo errore (cioè i numeri dopo la virgola) al fine di avere un numero intero per una maggiore precisione; crearono così questo calendario dividendolo in diciotto periodi (pop) ognuno di venti giorni che andavano da zero a diciannove. L’ultimo giorno di un mese (numero “zero”) era il primo giorno del mese successivo. Alla fine dei 18 periodi ne veniva aggiunto un’altro, composto solo da 5 giorni. Questo periodo era denominato “uayeb” ed era considerato nefasto.

I Calcoli

Come abbiamo potuto constatare anteriormente, i Maya conoscevano benissimo il significato matematico dello  zero. Questo popolo calcolava con un sistema vigesimale, cioè in base venti. Dopo un periodo in cui usarono i geroglifici, i Maya adottarono un sistema di numerazione punto e linea. I punti segnavano i numeri dall’uno al quattro, mentre la linea corrispondeva al cinque. Lo zero veniva rappresentato con un simbolo a forma di occhio. Il loro sistema era additivo ma anche posizionale, dunque i Maya erano abili nello scrivere numeri di ogni valore.

I Sacrifici

Tra i glifi ritrovati e tradotti ve ne è uno che esprime la fuoriuscita del sangue. I Maya erano soliti fare dei sacrifici cruenti che riguardavano precipuamente re e sacerdoti che dovevano evolversi ed avere in visione il Serpente sacro ed erano soliti praticare anche degli autosacrifici. Questo era diverso per gli uomini e le donne: gli uomini dovevano perforarsi il pene con spine o oggetti aguzzi di ossidiana e dovevano inserire nei fori praticati degli steli di paglia; le donne, per converso, dovevano perforarsi la lingua e le labbra. Il rito cagionava uno stato di trance, dovuto anche all’utilizzo di determinate sostanze. La trance a sua volta declinava nella visione del Serpente sacro. I Maya credevano che il sangue fosse un mezzo per creare un collegamento tra mondo superiore e mondo inferiore, era cioè una chiave per arrivare al divino.

Miti Maya

Le Divinità

I Maya, sotto l’aspetto religioso e spirituale, adoravano nello Yucatan un cosiddetto Essere Supremo, creatore del cielo e della terra chiamato Haunab Ku, ed altre divinità, tra cui:

  • Itzamnà: dio del Sole e del cielo, della cultura, della scienza medica, dell’agricoltura.
  • Bacab, figlio di Itzamnà;
  • Ixchel, compagna di Itzamnà, dea della terra e della luna;
  • Kukulcan o Kukumatz, vale a dire il Serpente piumato, protettore dei sacerdoti.

La fine dei Maya

Nel 1517 Hernandez de Cordoba sbarcò nello Yucatan e questo suo sbarco fu esiziale per le popolazioni autoctone. Lui e gli altri invasori ebbero il loro primo impatto con costruzioni in pietra. Dopo la conquista spagnola la cultura Maya iniziò a manifestare i suoi primi segni di decadenza. All’interno dello Yucatan ci furono i primi scontri con le popolazioni indigene che inflissero perdite agli europei, tra cui la morte dello stesso Hernandez de Cordoba. Altri europei continuarono le loro azioni feroci in quelle aree. Nel 1562 il Vescovo Diego de Landa continuò, in nome di Dio, l’evangelizzazione e la distruzione etnica tramite omicidi, torture e distruzioni di tutto ciò che si poteva tramandare. Fu così che morirono queste civiltà ma è vero anche che tuttora la fine dei Maya rappresenta un mistero perché c’è chi sostiene che i Maya in realtà si siano trasferiti in un’altra dimensione. Gli unici libri Maya che sono giunti fino a noi sono stati: il “Codice Dresda”, il “Codice di Madrid”, il “Codice Grolier” e il “Codice di Parigi” (città in cui sono conservati) e “Relacionas de las cosas de Yucatan” che è un saggio in cui Diego de Landa espone la cultura e il pensiero dei Maya nel periodo della conquista fornendo spunti per l’interpretazione dei glifi e del calendario.

I Lacandoni

Oggi gli unici discendenti originali dei Maya sono i Lacandoni. Per due secoli e mezzo i quattrocento Lacandoni hanno vissuto nella giungla del Chiapas ma oggi con i moderni mezzi di comunicazione si stanno inserendo nella cultura occidentale e in questo modo la loro cultura di origine perisce nuovamente. I Lacandoni, che attualmente vivono nella foresta del Chiapas a sud del Messico, venerano rovine di monumenti costruiti dai Maya dell’epoca classica. Secondo le credenze di questi discendenti quelle rovine erano costruzioni realizzate da esseri soprannaturali che loro chiamano “k’hu”, cioè “dèi”. Sono cioè le case degli dèi ma il nostro occhio, secondo le loro credenze, non è in grado di vederle in tutta la loro bellezza e vede solo pietre.

Oltre a venerare rovine di antichi edifici, i Lacandoni venerano anche grandi rocce in riva ai laghi e per comunicare con gli dei si servono di incensieri di terracotta. Queste usanze religiose sono le medesime utilizzate dagli antichi Maya. Durante alcuni riti religiosi i Lacandoni dipingono il viso, la tunica e l’incensiere con l’oriana, vale a dire una sostanza rosso sangue estratta dall’orellana, per richiamare i sacrifici umani praticati dagli antichi Maya nell’epoca postclassica. Come spiegato anche precedentemente, i Maya ritenevano che il sangue fosse un collegamento con il soprannaturale. Gli stessi Lacandoni asseriscono che “il sangue degli uomini è l’oriana degli dei”; gli dei, secondo queste credenze, si diletterebbero all’odore del sangue umano. I Lacandoni portano con sé una forte credenza ereditata dagli antichi Maya, cioè quella della fine del mondo o più precisamente della fine di “questo” mondo, di questo tempo.

Secondo i Maya ci sono state cinque ere cosmiche:

  • era dell’acqua;
  • era dell’aria;
  • era del fuoco;
  • era della terra;
  • era dell’oro.

Ad ogni era corrisponderebbe una civiltà. Queste ere, con le loro civiltà corrispondenti, sarebbero terminate tutte con dei cataclismi perché la terra subisce periodicamente degli spostamenti dell’asse del pianeta. Noi ci troveremmo nell’età dell’oro (ma in realtà a proposito di queste ere vi sono teorie molto divergenti) governata dal famoso Quetzalcoatl e questa nostra era, secondo il calendario Maya, terminerebbe tra il 21 e il 23 dicembre 2012.

Maya piramide

Secondo il ricercatore Maurice Cotterell la profezia relativa alla fine nella nostra era deriva da un calcolo della prossima inversione del campo magnetico terrestre, prevista proprio per il 2012. In cui è previsto un avvicinamento di Venere alla Terra che genererà un cambio vibrazionale. I Lacandoni sostengono che la fine del mondo inizierà con un’eclissi di sole che getterà la loro foresta in un buio totale. Molti Lacandoni si sono convertiti al Cristianesimo proprio perché sanno che il giorno ultimo (il xutan) sta arrivando e in quel giorno desiderano andare in cielo con Gesù. Desiderano salvarsi. Invero altre fonti sostengono che in quella data, sempre secondo i Maya, ci sarà sì un cambiamento ma il genere umano continuerà ad esistere: le immagini catastrofiche descritte dall’Apocalisse (termine che significa nient’altro che “rivelazione”) non sarebbero altro che le proiezioni delle nostre paure perché l’era attuale è caratterizzata dalla paura.

Il mito di atlantide

Alcuni studiosi affermano che la prima civiltà, quella corrispondente all’era dell’acqua, era Atlantide, che proprio dall’acqua fu distrutta. Si sostiene che Atlantide sia sprofondata a causa di uno spostamento dell’asse terrestre. Platone, nel Crizia e nel Timeo parla proprio di Atlantide, un’isola che si sarebbe trovata oltre le colonne d’Ercole. Partendo dai dialoghi di Platone, Marco Stefanelli, adattando un saggio di Marco di Nunzio, sostiene che si può presupporre che l’attuale America fu anticamente colonizzata dal popolo atlantideo che era un popolo più evoluto di noi.

È strano infatti che un popolo come i Maya, che non aveva molti anni di civilizzazione, raggiunse un così alto grado di evoluzione fino a costruire edifici sorprendenti. Lo stesso vale per gli Inca e per le altre civiltà precolombiane. Si può notare che le opere più maestose e misteriose come la Sfinge, le piramidi, le statue dell’isola di Pasqua ecc. hanno tutte una certa attinenza strutturale e ci si chiede se siano state create dai superstiti di Atlantide o addirittura se le abbiano create gli extraterrestri. Qualcuno ritiene che la stessa Atlantide possa essere stata creata dagli extraterrestri.

Molti autori suggeriscono invece che gli extraterrestri abbiano fornito agli Egizi e ai Maya “il sistema” per costruire le piramidi. I Maya avevano conoscenze superiori, ad esempio sapevano che la forma delle cose influisce sull’energia che si può generare, sapevano che vi sono lunghezze d’onda che viaggiano tra gli esseri umani e che quindi vediamo la realtà materiale solo perché la guardiamo con occhi materialistici.  Ciò è solo una minima parte dei misteri che avvolgono la civiltà Maya: non si sa né da dove siano venuti né dove siano finiti.

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