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Le sette mosse di Tremonti per tagliare i costi della politica

Scritto il -   - startbyzero

Stipendi al livello europeo, meno auto blu e voli di Stato. Addio ai vitalizi, agli uffici, ai telefoni per ex deputati e senatori. Infine, un taglio ai finanziamenti ai partiti, alle dotazioni economiche delle istituzioni ed election day, l’accorpamento delle consultazioni elettorali e referendarie. È il piano messo a punto dal ministro Giulio Tremonti per ridurre i costi della politica che, in Italia, sono altissimi. Soltanto la Camera dei deputati, con 630 rappresentanti e quasi 2 mila dipendenti, costa ogni anno più di un miliardo di euro. Benché nel 2010 sia stato deciso un taglio delle spese e degli stipendi più alti. Stessa musica al Senato, dove siedono 315 rappresentanti eletti, che costa ai cittadini 570 milioni all’anno. Alcune uscite, ovviamente, sono davvero poco comprensibili.

Palazzo Madama impegna quasi 2 milioni di euro all’anno per rimborsare le spese di trasporto agliex senatori, oltre che, ovviamente, 81 milioni di euro di vitalizi. Ci sarebbero anche gli affitti dei palazzi: a Montecitorio costano 36 milioni all’anno. Poi ci sono le «piccole» spese, comunque significative: 400 mila euro per le agendine regalate ai parlamentari, 292 mila per bustine e cartoncini, 300 mila euro per i corsi di lingue straniere dei deputati, 48 mila euro ogni anno per controllare «la funzionalità e l’adeguatezza normativa delle aree fumatori», 23 mila e 600 per assicurarsi che tutti gli orologi di Montecitorio segnino l’ora esatta. Insomma, c’è da tagliare.

Il ministro dell’Economia ha preparato un provvedimento in sette punti che sarà inserito nella manovra da 43 miliardi che il governo varerà la settimana prossima. Un testo che è stato caldeggiato anche dalla Lega nel raduno di Pontida e che servirà, pure a livello simbolico, per dare un segnale ai cittadini che si misurano con una crisi economica senza precedenti. Ma non è tutto. La prossima settimana il Pdl presenterà una proposta di legge per ridurre il numero dei deputati a 500 e quello dei senatori a 250. Primi firmatari Cicchitto e Corsaro. Sarà la volta buona?

STIPENDI: SARANNO AL LIVELLO DELL’UNIONE EUROPEA Addio stipendi d’oro. L’articolo uno del provvedimento preparato dal ministro dell’Economia Tremonti per ridurre i costi della politica è chiaro: «Ad esclusione del presidente della Repubblica, a partire dalle prossime elezioni o nomine o rinnovi, i compensi pubblici erogati a qualsiasi titolo, politico o di pubblico servizio, e a qualsiasi livello, tanto centrale quanto regionale, provinciale o comunale, non possono superare quelli erogati per i corrispondenti titoli europei». Insomma, si torna con i piedi per terra. Tecnicamente non sarà difficile cambiare gli stipendi, se ne occuperà una specifica commissione formata da saggi. Dice l’articolo del provvedimento stilato da Tremonti: «Il rapporto di corrispondenza – spiega sempre l’articolo 1 – è definito, all’interno dell’area dell’euro, da un’Alta Commissione presieduta dal presidente dell’Istat e dagli ex presidenti dell’Istat, integrata da esperti di chiara fama».

AUTO BLU: CILINDRATA PIÙ BASSA RISPARMIO SICURO Si vedono sfrecciare spesso. A volte non sembrerebbero ma sono auto blu: fiammanti Bmw o Audi con cilindrate elevate e, di conseguenza, consumi che vanno alle stelle. Ma pazienza, pagano i cittadini. Grigie, nere, blu ma sempre potentissime. È stato il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a «contarle», adesso Tremonti le taglia. L’articolo 2 del provvedimento preparato dal ministero dell’Economia spiega: «La cilindrata delle auto di servizio non può superare i 1600 cc». E non è una piccola cosa, visto che adesso ci sono macchine di servizio da 2000 cc e, in alcuni casi, anche più. La norma prevede comunque che «fanno eccezione le auto in dotazione al Capo dello Stato, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio e le auto blindate adibite ai servizi istituzionali di pubblica sicurezza». Ma non è tutto. Non solo ci saranno macchine meno potenti e dunque dai consumi più bassi. Inoltre, «le auto ad oggi in servizio possono essere utilizzate solo fino alla loro dismissione o rottamazione e non possono essere sostituite».

AEREI BLU: BASTA BIGLIETTI GRATIS PER TUTTI È una di quelle polemiche che si riaccende in ogni legislatura: gli aerei blu. Se i parlamentari, infatti, viaggiano gratis (e già questo fa andare di traverso tasse e contributi vari ai cittadini) ci sono anche i voli di Stato su cui si imbarcano spesso persone che non dovrebbero. Capita pure che le mete che si raggiungono non prevedano vere e proprie missioni. Ma tant’è. Anche su questo il ministero dell’Economia ha detto basta. Se ne occupa l’articolo 3: «I voli di Stato devono essere limitati al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio». Tutti gli altri dovranno fare buon viso a cattivo gioco e «accontentarsi» di voli gratuiti. «Eccezioni rispetto a questa regola – precisa sempre l’articolo 3 – devono essere specificamente autorizzate, soprattutto con riferimento agli impegni internazionali, e rese pubbliche, salvo i casi di segreto per ragioni di Stato». Tanto per evitare, insomma, che una missione si trasformi in una vacanza.

BENEFIT E VITALIZI: ASSEGNI E PRIVILEGI ANCHE PER GLI EX Si potrebbe ragionare in maniera piuttosto intuitiva: finché si è deputati o senatori si hanno, oltre a uno stipendio che supera i 15 mila euro al mese, anche tutta una serie di privilegi che gli altri lavoratori si sognano: viaggi gratis, pedaggi autostradali gratis, corsi di lingua e tanto altro ma quando la legislatura finisce, addio privilegi. Sembrerebbe non fare una piega ma invece non è così. Perché secondo le norme anche gli ex deputati e gli ex senatori hanno diritto a benefit. A partire, ovviamente, dal vitalizio, l’assegno mensile che si aggiunge alla pensione. L’articolo 4 parla chiaro: «Escluso il presidente della Repubblica, dopo la scadenza dell’incarico nessun titolare di incarichi pubblici, anche elettivi, può continuare a fruire di benefici come pensioni, vitalizi, auto di servizio, locali per ufficio, telefoni etc. attribuiti in ragione dell’incarico». Una vera e propria rivoluzione, insomma, che avvicinerebbe la classe politica ai comuni mortali.

ORGANI POLITICO-AMMINISTRATIVI: MENO FINANZIAMENTI A TUTTI GLI ENTI Meno soldi per tutti. L’articolo 5 del provvedimento preparato dal ministero dell’Economia va nella direzione di ridurre i trasferimenti. È la norma su cui si discuterà probabilmente di più, anche perché coinvolge tanti amministratori e politici. In ogni caso le parole sono nero su bianco: «Ad esclusione della presidenza della Repubblica, i trasferimenti per dotazioni finanziarie a Senato, Camera, Organi costituzionali o con rilevanza costituzionale, Organi di autogoverno, Autorità indipendenti e simili sono ridotti del…». Non è stata ancora indicata la percentuale, sarà discussa ovviamente nel Consiglio dei ministri. Ma Tremonti è deciso a non fare passi indietro e a tagliare drasticamente i soldi che lo Stato trasferisce ai vari organismi politico-amministrativi. Nell’ultimo anno la Camera e il Senato hanno ridotto le spese di un 10 per cento ma ancora c’è molto da fare. Anche negli «enti» minori, come Autorità indipendenti o Organi di autogoverno.

FINANZIAMENTI AI PARTITI: FORBICI ANCHE SUI GRUPPI POLITICI Nel provvedimento preparato dal ministro dell’Economia Tremonti sono soltanto tre righe ma pesano quanto una riforma che rischia di mandare in tilt tutti i gruppi politici. Si tratta dell’articolo 6: «A partire dalla prossima legislatura, il finanziamento ai partiti è ridotto del…». Anche qui non è indicata la percentuale di riduzione dei finanziamenti destinati ai partiti. Ma già l’idea di sforbiciare quei trasferimenti è destinata a catalizzare le polemiche. Ma questo è niente. L’articolo 6 aggiunge: «I rimborsi per le spese elettorali sono comunque erogati solo in proporzione alla durata della legislatura». Altra modifica che sarebbe molto rilevante. Vedremo come andrà a finire, visto che nel 2010 solo al Senato i gruppi politici hanno potuto contare su 37 milioni. Del resto la politica costa, si dice spesso. Ma anche la politica potrebbe imparare a tirare la cinghia.

ELECTION DAY: DOPPIE ELEZIONI IN UN WEEKEND «Nella logica dell’election day, a decorrere dal 2012 le consultazioni elettorali e referendarie devono essere accorpate in un unico fine settimana». Lo stabilisce l’articolo 7, l’ultimo del provvedimento che taglia i costi della politica. Inevitabile la polemica, visto che nelle ultime elezioni la maggioranza ha scelto proprio di non organizzare un election day ma di separare le amministrative dai referendum. «Verrebbe da sorridere – attacca il vicecapogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi – non fosse per il fatto che, se ci avessero pensato un paio di mesi fa, si sarebbero risparmiati 300 milioni di euro». È invece soddisfatto il ministro degli Esteri Franco Frattini che parla di manovra «coraggiosa perché per la prima volta, lontano da ogni demagogia, abbiamo la possibilità di sforbiciare i famosi costi della politica». Il via libera della manovra, in cui sarà inserito il provvedimento taglia-sprechi della politica dovrebbe esserci il 30 giugno.

Fonte: http://www.iltempo.it/politica/2011/06/25/1267713-sette_mosse_tremonti.shtml

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